L'Archivio "B.Longo", sezione documenti, raccoglie il corpus del materiale cartaceo che racconta la nascita e lo sviluppo del Santuario di Pompei e delle opere di carità annesse

I - Storia del Santuario

«È la sezione più sostanziosa per la conoscenza delle origini del Santuario, delle Opere annesse e della nuova città di Pompei. La “storia del Santuario” è intesa, infatti, non tanto come racconto della costruzione materiale del tempio, quanto come storia “degli eventi compiutisi” nel corso di oltre un cinquantennio: vale a dire come storia del “movimento di arte e di vita, di civiltà e di religione”, che ebbe luogo in Valle di Pompei. Questa serie di carte offre, anzitutto, allo studioso notizie sulla costruzione del tempio: dalla domanda fatta al prefetto di Napoli, nel 1876, per ottenere l’autorizzazione a raccogliere offerte, alla richiesta avanzata il 20 agosto 1878 per avere sussidi dal municipio di Torre Annunziata, all’istrumento di acquisto del terreno per la nuova chiesa, fino all’inaugurazione della facciata, all’installazione delle campane e alla consacrazione del tempio. Utili sono, inoltre, queste carte per le notizie che offrono sulle Opere pompeiane, sulla complessa organizzazione sorta attorno al Santuario, su persone e fatti a esse legati: personalità amiche del fondatore, zelatori e zelatrici, donazioni fatte alla nuova chiesa, liti intentate da Bartolo Longo per la difesa dei diritti propri o del Santuario e per tutelarsi da insinuazioni dei malevoli, rapporti con superiori di alcune congregazioni religiose, salesiani e scolopi, per avere personale idoneo da mettere alla direzione dei suoi istituti. Né sono privi di interesse i dati relativi alla pubblicazione dei periodici Il Rosario e la Nuova Pompei e Valle di Pompei, e all’assunzione di operai e impiegati per mandare avanti la complessa macchina organizzativa pompeiana. Lo studioso, infine, troverà in queste carte informazioni sullo sviluppo della nuova città di Pompei, sorta attorno al Santuario: dalla costruzione delle strade agli sforzi fatti dal Longo per dotare la città della stazione ferroviaria, dall’impegno profuso per l’approvvigionamento idrico e per l’illuminazione elettrica, alle reiterate richieste per avere una stazione di polizia e dei carabinieri, alle pratiche svolte per ottenere una sezione di stato civile ed elettorale in Valle e fino alla costituzione, nel 1928, del comune autonomo di Pompei».

II - Contabilità

«È la serie trovata più ordinata: probabilmente per non essere stata utilizzata da quanti si sono occupati del Santuario di Pompei e del suo fondatore. Si nota una grande accuratezza, dovuta quasi certamente allo stesso Bartolo Longo, nella descrizione delle entrate e delle uscite. Questo materiale documentario consente di far luce sul denaro raccolto e speso per le varie realizzazioni pompeiane: dalle prime offerte ricevute e dai primi soldi impiegati per la costruzione della nuova parrocchia, fino alle ingenti somme occorse per l’erezione e la decorazione della grandiosa basilica. Lo studioso, inoltre, troverà in queste carte informazioni sulle spese sostenute per la costruzione degli istituti maschili e femminili, per le feste che si svolgevano annualmente a Pompei, per l’impianto e il funzionamento della scuola tipografica, per la stampa e la spedizione del periodico Il Rosario e la Nuova Pompei, per il mantenimento dei figli dei carcerati, degli orfani, delle orfane e dei sacerdoti addetti al Santuario, per aiutare famiglie bisognose e giovani meno abbienti avviati alla vita religiosa, per pagare gli stipendi agli impiegati e all’altro personale addetto. La lungimiranza con cui la celebre coppia pensava all’avvenire degli ospiti dei loro istituti è testimoniata dalle somme che don Bartolo depositava sui libretti di risparmio, intestati ai vari ragazzi e ragazze. Né mancava di erogare maritaggi alle ragazze povere, che passavano a nozze. Almeno durante i primi anni della loro attività, non doveva esserci una netta distinzione tra amministrazione privata dei coniugi Longo - De Fusco e quella del Santuario. Fra le carte, infatti, figurano note di spesa per il mantenimento di Giuseppe De Fusco nel collegio militare di Napoli e di Albenzio De Fusco nel convitto Vittorio Emanuele, per lavori eseguiti nelle proprietà dei De Fusco, ecc.».

III – Cessione alla Santa Sede

«La cessione del Santuario e delle Opere annesse, che Bartolo Longo fece alla Santa Sede, è ormai episodio noto, anche se a grandi linee. Condotta a termine la costruzione del tempio e realizzate le prime opere assistenziali, man mano che il centro di pietà cresceva nella considerazione del popolo e degli ambienti culturalmente e socialmente più elevati, don Bartolo andava maturando l’idea di associare il nuovo Santuario al nome del Papa. Nel 1890 chiese a Leone XIII un “protettore”. Con il breve “Quotquot Religionis” del 28 marzo 1890 il Papa, oltre a riconoscere come fondatori i due coniugi, designò come protettore del Santuario il card. Raffaele Monaco La Valletta, che nominò suo vicario mons. Alessandro Carcani. Poi, nel 1893, il Longo donò alla Santa Sede il Santuario con tutti gli arredi, le suppellettili, i preziosi, mentre il Pontefice, con il breve “Qua Providentia” del 13 marzo 1894, dichiarava il Santuario “pontificio” e lo poneva sotto il governo della Santa Sede, lasciandone però l’amministrazione ai coniugi Longo - De Fusco. Con l’elezione a Papa di Pio X le cose cambiarono. Un decreto della Congregazione del Concilio del 23 dicembre 1904, entrato in vigore il 1° gennaio successivo, separò l’amministrazione delle Opere da quella del Santuario, che venne affidata ai frati domenicani. Si arrivò così, tra il gennaio e il febbraio 1906, alla cessione del Santuario e delle Opere annesse alla Santa Sede e al conseguente invio di una delegazione pontificia a Pompei. L’atto legale fu firmato da Bartolo Longo il 12 settembre 1906 innanzi al notaio Matteo Banfi di Roma. Le carte in archivio consentono di far luce sugli avvenimenti svoltisi durante il ventennio 1893-1913. Particolare importanza rivestono i carteggi card. Giuseppe Prisco - card. Raffaele Monaco La Valletta, Alessandro Carcani – Marianna De Fusco, Bartolo Longo – Alessandro Carcani, Bartolo Longo – card. Raffaele Merry del Val. In appendice alla serie sono stati posti alcuni giornali dell’epoca che commentano l’avvenimento della cessione, fra cui “L’asino”».

IV – Frati Domenicani

«Sono note, almeno agli specialisti, la conoscenza che Bartolo Longo ebbe della spiritualità domenicana, l’amicizia da lui stretta con diversi frati predicatori e l’attività svolta da quest’ultimi nel Santuario di Pompei, a cominciare dal padre Alberto Radente, al quale, come ebbe a scrivere l’avvocato di Latiano, fu dovuta la sua conversione a Dio. Di tutto questo è possibile trovare notizie in questa serie di carte, che raccoglie, tra l’altro, lettere del p. Alberto Radente, del p. Angelo Rossi, di suor Maria Agnese Gambigliani, del vescovo domenicano Vincenzo Leone Sallua, del p. Giacinto Cormier e del p. Andrea Frühwirt. Né mancano documenti che gettano luce sullo spinoso episodio della partenza, nel maggio 1920, dei domenicani da Pompei».

V - Carte pervenute dalla Congregazione per le cause dei santi

«Questo gruppo di carte è stato acquisito dal nostro archivio in tempi recentissimi. Si tratta, sostanzialmente, della documentazione approntata dal p. Eufrasio M. Spreafico per mandare avanti la causa di beatificazione di Bartolo Longo. Il materiale documentario, nella nuova sistemazione, ha conservato lo stesso ordine con cui era custodito presso la Congregazione vaticana».

VI - Carte private Bartolo Longo e Marianna De Fusco

«Questa sezione archivistica raccoglie la documentazione concernente l’attività strettamente privata della coppia Longo - De Fusco. Per la ricostruzione della biografia e per alcuni aspetti della personalità dei due coniugi rivestono un certo interesse alcuni documenti personali: certificati di battesimo e di matrimonio, attestati di titoli di studio, diplomi di onorificenze e di aggregazione a vari sodalizi, ecc.; le lettere e i brevi di dispense e privilegi concessi dalla Curia Romana: dispensa dal digiuno eucaristico, permesso di mangiare carne nel venerdì e sabato, concessione dell’oratorio privato; varie ricette stilate dai medici curanti di don Bartolo, fra cui Giuseppe Moscati; alcuni schizzi delle divise delle guardie private dell’avvocato, ecc. Un gruppo di carte abbastanza nutrito riguarda, invece, la amministrazione dei beni, specialmente proprietà terriere della coppia e i vari cambiamenti di casa del commendatore. Né vanno trascurati i fasci concernenti una richiesta fatta alla Delegazione Pontificia, nel 1924, per ottenere un assegno mensile, i vari testamenti di Bartolo Longo e quella della De Fusco e un assegno mensile concesso a quest’ultima dalla zia Angelica Martinelli».

VII - Carte Mons. Giuseppe M. Vincenzi

«Giuseppe Maria Vincenzi ebbe una sua parte nelle vicende dei coniugi Longo - De Fusco, oltre che in quelle del Santuario e delle Opere. Nato nel 1858, studiò nel seminario di Treviso, dove ebbe come direttore spirituale don Giuseppe Sarto, poi papa Pio X. Ricoprì vari incarichi, tra cui quello di direttore spirituale dei chierici del seminario di Bologna, che gli fu affidato dal card. Giacomo della Chiesa, il futuro Benedetto XV. Nel giugno del 1917, su invito del delegato pontificio del Santuario, mons. Augusto Silj, si trasferì a Pompei, dove soggiornò fino al mese di marzo del 1934. Qui fu penitenziere del Santuario, direttore spirituale dell’orfanotrofio e confessore straordinario delle suore; ma il suo impegno precipuo fu quello di “aiutante” di Bartolo Longo e di “confessore giorno e notte” della contessa De Fusco. Per la conoscenza del personaggio e del ménage della coppia riveste un certo interesse un manoscritto di memorie autobiografiche e il carteggio da lui avuto con Bartolo Longo. Di quest’ultimo il pio ecclesiastico fu pure collaboratore nella propaganda del movimento assunzionista».

VIII - Movimento assunzionista

«Fin dal 1900, con alcuni scritti, specialmente con una serie di articoli pubblicati sul Il Rosario e la Nuova Pompei, don Bartolo si impegnò nella propaganda a favore della definizione del domma dell’Assunzione della Madonna. Poi, in occasione del Congresso Mariano Internazionale svoltosi a Friburgo dal 18 al 21 agosto 1903, inviò alla direzione del convegno una poderosa raccolta di firme di cardinali, vescovi, teologi, sacerdoti e laici, quale attestato della fede e del desiderio universale di veder definito il domma dell’Assunzione di Maria. Tra le carte conservate in questa sezione, assieme alla documentazione relativa alla storia del movimento assunzionista a Pompei, vanno segnalate le lettere e i voti di illustri personalità ecclesiastiche e laiche, sia italiane che estere. Tra le lettere vanno ricordate quelle di suor Costanza Gentile».

IX - Istituto Figli dei Carcerati

«L’ospizio dei figli dei carcerati, sotto il profilo educativo, fu la più importante delle opere sociali volute dal fondatore del Santuario di Pompei. Esso fu il punto di arrivo del suo interessamento per i detenuti, svolto attraverso rapporti diretti, quando e dove possibili, o attraverso i direttori e i cappellani degli istituti di pena, e l’invio di libri, giornali e materiale religioso. L’apostolato delle carceri mise, infatti, l’avvocato di Latiano non solo di fronte al dramma dei detenuti, ma anche ai tristi effetti di quel dramma: estrema miseria in cui si dibattevano le famiglie, ragazzi e ragazze avviati precocemente sulla strada della delinquenza e del vizio, bambini nati in prigione e che dopo i tre anni venivano separati dalle madri. Egli perciò, con l’istituzione dell’Ospizio più che offrire un tetto e un pasto ai minori, come spesso era avvenuto fino a quel momento, mirava a dare a essi una sana e completa educazione religiosa e civile e a redimere i loro genitori delinquenti. Pertanto, accanto a notizie sulla costruzione dell’istituto, lo studioso troverà in questa sezione manoscritti editi e appunti inediti del Longo sul problema della delinquenza, informazioni sul suo impegno civile per elevare il livello culturale e morale dei detenuti, elenchi di carceri e bagni penali, di cappellani e direttori di istituti di pena, questori e prefetti aggregati all’associazione del Rosario, lettere di carcerati, pratiche da lui avviate per ottenere la revisione del processo di alcuni detenuti. Da segnalare anche i fascicoli relativi all’ammissione dei ragazzi, in cui, oltre ai documenti personali, spesso si trovano anche le lettere inviate al Longo per caldeggiare l’accoglimento dei minori nell’istituto. Gli scriventi, non poche volte, sono personalità di governo, magistrati, professionisti, uomini di lettere, autorità religiose, ecc. Per la conoscenza dei sistemi pedagogici, che l’avvocato voleva introdotti nel suo istituto, rivestono un certo interesse le carte concernenti i rapporti intercorsi tra don Bartolo e il successore di don Bosco, Michele Rua, per affidare ai salesiani la gestione educativa dell’Ospizio. Tra l’altro, va ricordato il “Progetto di convenzione privata tra l’ill.mo avv. Bartolo Longo e il Rev.do d. Michele Rua per la fondazione e Direzione d’una casa di Ricovero pei figli dei Carcerati in Valle di Pompei. Né priva d’interesse è la documentazione relativa alle feste civili, che l’avvocato organizzava a fine maggio di ogni anno. In essi i ragazzi eseguivano esercizi ginnici e concerti musicali in presenza di esponenti della politica, della magistratura, della scienza, dell’esercito e dell’arte, ai quali don Bartolo faceva un bilancio morale dell’istituto. In questa occasione i ragazzi venivano premiati per la loro buona condotta e per la diligenza nello studio e nel lavoro».

X – Istituto Figlie dei Carcerati

«L’ospizio per le figlie dei carcerati iniziò la sua attività nel 1922, con il ricovero delle prime quindici ragazze, mentre il nuovo edificio fu inaugurato nell’ottobre del 1926, a tredici giorni dalla morte di Bartolo Longo (5 ottobre 1926). Nonostante le numerose richieste, ricevute fin dal 1890, di amici e di altre persone di accogliere figlie di carcerati nell’istituto femminile da lui fondato, solo verso il 1910 il commendatore cominciò a pensare a un’opera riservata esclusivamente alle ragazze figlie di carcerati. La documentazione archivistica permette di ricostruire la lunga gestazione, in cui ebbe una sua parte anche il padre Antonio Losito, che nel giugno del 1910 cercò di ottenere da Pio X l’assenso ad iniziare “presso il Santuario di Pompei una nuova opera”. Nonostante il diniego delle autorità vaticane, comunicatogli dal cardinale Gaetano De Lai con lettera del 9 luglio 1910, l’avvocato rimase fermo nella sua idea. È significativo, in merito, un “progetto della sig.na Marciano” per l’opera delle figlie dei carcerati, datato 13 giugno 1913. Comunque, le remore della Commissione cardinalizia per il Santuario tardarono l’erezione dell’istituto di circa un quindicennio».

XI - Orfanotrofio femminile

«Questa sezione documentaria raccoglie le carte concernenti le vicende dell’orfanotrofio femminile, che iniziò la sua attività l’8 maggio 1887, fin dalle prime pratiche svolte presso la prefettura di Salerno per ottenere l’autorizzazione. Assieme a elenchi delle orfane ammesse nell’istituto, a partire dal 1888, e di quelle chieste in adozione o in matrimonio, non mancano lettere di dame della nobiltà, come la duchessa Ruffo Scilla di Valminuta, per chiedere a don Bartolo di accogliere qualche fanciulla nell’istituto».

XII – Domande d’impiego nelle opere pompeiane

«Lo sviluppo del Santuario e delle Opere creava, ovviamente, la possibilità di posto di lavoro; di qui le richieste d’impiego, che il commendatore riceveva o direttamente o attraverso i suoi collaboratori e amici. Le circa duecentocinquanta domande sono scritte per lo più da persone sfornite di istruzione, che spinte dal bisogno si rivolgevano “all’avvocato della Madonna” per ottenere un impiego qualsiasi nelle opere pompeiane. Quasi sempre gli aspiranti al posto fanno sfoggio di religiosità, motivando la loro richiesta con “il desiderio di stare accanto alla Madonna” o con l’aspirazione “a servire la Vergine nel suo Santuario”. Né mancavano persone che, per raggiungere più sicuramente lo scopo, ricorrevano alla mediazione di persone amiche di don Bartolo o di amici dei suoi amici. Le lettere sono state ordinate cronologicamente. In fondo alla serie, sotto la dizione “lettere varie”, sono state raggruppate le missive pervenute a personalità del Santuario, diverse da Bartolo Longo».

XIII – Per la causa di beatificazione di Giovanni Leonardo De Fusco

«Bartolo Longo cercò di dare nuovo impulso alla causa di beatificazione del frate domenicano Giovanni Leonardo De Fusco, diffondendone la devozione e scrivendone addirittura una biografia (B. LONGO, Il venerabile P. Fr. Giovanni Leonardo De Fusco dell’ordine di S. Domenico, Valle di Pompei, 1917). Ad alimentare la devozione del fondatore del Santuario, probabilmente, non era estraneo il desiderio di dare lustro alla famiglia De Fusco, come si evince da un santino del pio frate diffuso dallo stesso avvocato: “[…] noi ci auguriamo che questo voluminoso Processo canonico venga circonfuso di nuova luce vivissima, […] affinché sia ripresa e menata a termine la Causa della sua santificazione, e possa la nostra Famiglia De Fusco avere la gioia di vedere elevato agli onori dell’altare questo inclito suo Antenato”. Le lettere e i documenti superstiti testimoniano l’impegno del commendatore per diffondere la devozione al De Fusco al fine di far riprendere il processo canonico di santificazione».

XIV – Testimonianze di grazie

«Fin dal primo numero l’avvocato volle nel suo periodico una rubrica apposita per segnalare “le grazie” operate dalla Vergine di Pompei. Si tratta, quasi sempre, di lettere pervenute al fondatore o alla direzione del santuario per raccomandarsi all’intercessione della Madonna o per ringraziare la Vergine per favori ottenuti. A queste, a partire dal 1939, s’aggiunsero quelle relative a testimonianze di grazie ottenute per intercessione di Bartolo Longo. Le lettere, che sono state ordinate cronologicamente, rivestono un certo interesse per lo studioso della pietà popolare, al fine di verificare in che modo la devozione alla Madonna, diffusa dal Longo, fu recepita dalle diverse categorie di persone. Assieme alla missiva, spesso lo studioso troverà anche la minuta della risposta di don Bartolo o della contessa».

XV – Corrispondenza

«Le lettere sono state ordinate alfabeticamente sotto il cognome e nome dello scrivente. Quando non è stato possibile decifrare le generalità del mittente e dalla carta intestata risultava che questi era funzionario di qualche ente, direttore di rivista, superiore di ordine religioso o altro, la lettera è stata collocata sotto il nome dell’ente, del giornale, ecc. […] Le missive di cui non è stato possibile decifrare la firma dello scrivente, né si aveva altra indicazione sotto cui catalogarle, sono state raggruppate con la dizione “lettere con firma non decifrabile”. Sotto il nome di “lettere varie” sono state raccolte le missive delle quali è sconosciuto il destinatario, o pur essendo noto non si è creduto opportuno fare un elenco a parte, trattandosi solo di qualche lettera. Quando assieme alla lettera è stata trovata la minuta della risposta, ciò vale specialmente per il fondatore del santuario, questa è stata lasciata dove si trovava. Va detto pure che non mancano lettere conservate in copia, giunte nel nostro archivio in epoca e per motivi diversi. I corrispondenti vescovi, poi, quasi sempre si firmano con il solo nome, o il cognome e con quello della sede vescovile; talvolta con la sola indicazione di questa. Quando è stato possibile identificare il cognome e il nome, questi sono riportati tra parentesi quadre. Lo stesso vale, analogamente, per qualche altro personaggio. Gli epistolari più cospicui sono quelli di Bartolo Longo e di Marianna De Fusco, dei quali lo studioso troverà ordinata la corrispondenza ricevuta e quella spedita. Alcune lettere, come si rileva dalla data, furono scritte quando don Bartolo e la sua consorte erano già scomparsi da un pezzo. Evidentemente queste persone, solo a distanza di tempo, dovettero venire a conoscenza della morte dei due personaggi. L’avvocato pugliese per i suoi molteplici impegni si serviva con frequenza della corrispondenza. Le sue lettere sono conservate in minuta, ora autografa, ora di mano di qualcuno dei suoi segretari. Queste, ovviamente, rivestono un interesse diverso, oltre che per la loro lunghezza, specialmente per le persone che scrivono o alle quali sono dirette. L’epistolario del Longo, comunque, oltre a essere un vivo documento dall’ampio giro di relazioni, costituisce una fonte di primo piano per la conoscenza della sua persona e della sua opera e della diffusione di questa nel mondo. In esso sono rappresentate un po’ tutte le categorie sociali dell’epoca: alti prelati e ministri del Regno, superiori di ordini religiosi e senatori, operai e massaie semianalfabeti, clericali e anticlericali, frati e monache, gente del popolo e dame della nobiltà».

XVI – Scritti vari

«Si tratta di manoscritti di autori e di contenuto vario. Quelli di Bartolo Longo, quasi sempre, contengono opere edite, appunti e pensieri inediti. Così, accanto a manoscritti di carattere agiografico (vita di S. Cecilia, una vita di S. Bartolomeo apostolo, scritti su S. Barbara. S. Agnese, S. Martina vergine e martire, sui SS. Marco e Marcelliano) se ne trovano altri che riflettono l’impegno del commendatore per la fondazione dell’Istituto delle Figlie del SS. Rosario, come un Modus recipienti Novitias ad Habitum in Monasterio Sancte Agnetis Ordinis Predicatorum e Della fondazione delle monache claustrali, che si chiamano del 2° Ordine dei Predicatori. Vari quaderni di appunti di grammatica e di sintassi italiana e latina, raccolte di frasi del Manzoni, raccolte di “esempi del dire e del rispondere” rivestono, invece, un certo interesse per la conoscenza della sua formazione culturale. Ricordo pure gli scritti dell’oratoriano inglese Frederick William Faber, di Eufrasio Spreafico e qualcuno del sacerdote napoletano, amico e collaboratore dell’avvocato, Giovanni Battista Alfano».

XVII – Bozze di stampa

«Non sono tutte di eguale interesse. Rivestono, tuttavia, una loro importanza perché alcune, probabilmente, restarono inedite. Altre, poi, sono corredate di commenti manoscritti o sono postillate di mano di Bartolo Longo o di altri».

XVIII – Processo di beatificazione di Bartolo Longo

«Questa sezione raccoglie le carte relative alla causa di beatificazione di don Bartolo: dalle lettere postulatorie per l’introduzione del processo canonico al primo processo diocesano e fino alle spese sostenute per il processo stesso».

XIX - Periodici

«Bartolo Longo fu scrittore dalla penna facile, oltre che organizzatore di attività editoriali. Egli inoltre, come è stato affermato di recente, “era molto attento alla lettura dei giornali ai quali il più delle volte preferiva abbonarsi o che alcuni devoti zelanti gli facevano pervenire. Sottolineava e chiosava a margine, con la sua tormentata scrittura, giudizi e commenti sugli articoli che più direttamente riguardavano la sua opera”. D’altro canto, all’avvocato, impegnato a diffondere la devozione alla Madonna e a difendere i diritti della Chiesa, non poteva sfuggire che molto spesso i discorsi ufficiali e la stampa governativa, oltre ad attaccare il potere temporale, “spesso degeneravano, nei più accesi anticlericali, in attacchi a fondo contro il sentimento religioso, contro i principi stessi della religione cattolica ritenuti contrari a quelli della ragione, della civiltà e della libertà”. Di qui il suo impegno di attento lettore della stampa, specialmente da quando, nel 1884, cominciò a pubblicare Il Rosario e la Nuova Pompei e i giornali cominciarono a parlare, vuoi in bene che in male, della sua persona e della sua opera. In questa sezione, pertanto, si trovano nomi di testate notissime, note e meno note, sia italiane, che straniere: dal Bollettino Salesiano all’ Eco di S. Francesco, dalla Carità del p. Ludovico da Casoria alla Rivista di scienze e lettere, da Il Corriere di Napoli a Il Mattino, Il Telegrafo, Il Vero Guelfo, La Libertà Cattolica, La Nazione, La Sicilia Cattolica, La Voce della Sardegna, L’Eco di Bergamo. Attesi i criteri con cui si è formata questa raccolta, ovviamente lo studioso, spesso, non troverà annate intere, ma solo uno o pochi numeri di un dato anno, che il commendatore postillava e conservava perché trattavano argomenti di suo interesse. A queste testate successivamente se ne sono aggiunte poche altre, alcune di epoca recentissima, che pure interessano il Santuario e le opere di Pompei. Anche queste sono state convenientemente inventariate e conservate. Va detto, infine, che ai fini di una più comoda conservazione e consultazione, s’è creduto opportuno dividere questa serie in due gruppi, ordinando ciascuno di essi alfabeticamente, sotto il nome della testata, ma dando un unico numero di corda».

XX – La biblioteca di Bartolo Longo (catalogo dei libri annotati)

«Ai fini di uno studio critico di un qualsiasi personaggio non è certamente inutile la conoscenza dei libri della sua biblioteca, particolarmente quando si tratta di una personalità particolarmente complessa, come fu quella di Bartolo Longo. È noto che tra l’uomo e il libro c’è uno stretto legame e che se il libro plasma l’intelletto e il cuore dell’uomo, esso è anche una viva testimonianza delle idee che informano la sua opera. Lasciando a altri il compito di analizzare criticamente il materiale librario in questione, non si può non rilevare che la biblioteca dell’avvocato ha un’impostazione selettiva. Domenico Scotto di Pagliara, che lo conobbe da vicino, scrisse che “Bartolo Longo si disfece di tutti i libri profani, non esclusi quelli professionali, e si diede a più non posso all’acquisto di libri e opuscoli sacri e ascetici. Il Faber, il Da Kempis, il Croiset, Le Opere ascetiche di Sant’Alfonso, per non parlar di altre, gli furono familiari e le diverse edizioni erano sempre consultate e si arricchivano tutti i giorni di annotazioni, di segni e di riflessioni che affioravano con profonda convinzione nell’animo suo. Se ne vedevano, di questi libri, sul tavolo di studio, su non pochi inginocchiatoi, sulle sedie, nell’oratorio, nella stanza da letto, dappertutto”. Per tali motivi non si è voluto rinunziare a dare un elenco, se non di tutti i libri della sua biblioteca, almeno di quelli che don Bartolo leggeva con particolare attenzione, apponendovi sui fogli bianchi, a margine e a piè pagina le sue osservazioni. Non tutto, purtroppo, è stato conservato. Una trentina di anni or sono fu compilato, inclino a pensare da Spreafico, un “elenco dei libri annotati e postillati dal Comm. Bartolo Longo”. Chi stese l’elenco, probabilmente, non ebbe sotto mano tutti i libri del commendatore. In esso, infatti, figurano alcuni volumi che io non ho rinvenuto, mentre mancano parecchi altri da me trovati e descritti. Va anche detto che, oltre a quelli annotati, non mancano volumi che recano sottolineature a matita o a penna. È impossibile dire se la mano che ha tracciato quei segni sia quella di Bartolo Longo. Questi, pertanto, non sono compresi nel presente catalogo. L’ordine delle schede è strettamente alfabetico. Il numero romano si riferisce all’armadio in cui è custodito il volume, la prima cifra arabica al palchetto e la seconda al numero di corda».

Testi tratti da: A. ILLIBATO, L’archivio Bartolo Longo. Guida-Inventario, M. D’Auria Editore, 1986, Napoli, 11-27.

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