Storia dell’Archivio “Bartolo Longo”

«La natura e la missione della Chiesa di essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano (LG, I) e al tempo stesso parte integrante della società si riflette necessariamente sugli archivi ecclesiastici, che custodiscono testimonianze eloquenti del suo essere e del suo operare. In essi è documentato il compito specifico della Chiesa di edificare il Regno di Dio (GS, 40) e anche il suo impegno per costruire, assieme agli uomini di buona volontà, una società più rispettosa dell’uomo e dei suoi valori. In tal senso Paolo VI ricordava che attraverso la Chiesa “è il Cristo che opera nel tempo e che scrive, proprio lui, la sua storia, sì che i nostri brani di carta sono echi e vestigia di questo passaggio del Signore Gesù nel mondo” (Discorso del 26 settembre 1963). La duplice rilevanza che gli archivi ecclesiastici hanno per la Chiesa e per la società fa assumere alla documentazione in essi custodita il significato di un patrimonio di primaria importanza per la storia religiosa e civile. La Chiesa Cattolica, responsabile principale, in quanto proprietaria nelle sue istituzioni e nei suoi enti, di questo patrimonio storico prodotto nei secoli dai suoi organi, è cosciente del dovere che ha di custodirlo e metterlo a disposizione degli studiosi»1.

Con questa autorevole premessa, iniziamo la descrizione della storia dell’Archivio “Bartolo Longo” della Prelatura Territoriale di Pompei, attingendo dalla Introduzione contenuta nel libro L’archivio Bartolo Longo. Guida-Inventario, redatto dallo storico Mons. Antonio Illibato (1935-2017).

«Quando, nel marzo 1981, mi accinsi al riordinamento dell’archivio Bartolo Longo, non pensavo di trovarmi di fronte a una documentazione di così vasto interesse, come poi ho avuto modo di rendermi conto. Le carte, parte poste in cassette di legno e parte messe alla rinfusa, erano custodite in armadi di buona fattura, che se appagavano l’occhio sotto il profilo estetico, avevano però il non lieve inconveniente di essere anch’essi di legno. Si pensò, pertanto, oltre a riadattare il vasto e luminoso salone della “loggia papale”, soprastante il pronao del Santuario, in cui ha trovato posto l’archivio, a sostituire cassette e armadi con cartelle e scaffalature metalliche. Una volta messe le mani nelle carte, non tardai ad accorgermi che, come tutte le cose che si conservano, l’archivio aveva subito danni e perdite. Tra l’altro, l’antico ordine delle serie era stato gravemente, e in qualche caso irreparabilmente compromesso. Il disordine, come ho scoperto nel corso del lavoro, era di data abbastanza recente. Autori, almeno in parte, erano stati quanti avevano utilizzato l’archivio per le loro ricerche sul santuario di Pompei e il suo fondatore. Tra questi va ricordato il religioso barnabita p. Eufrasio Spreafico (+ 1957), che diede alle stampe una biografia di Bartolo Longo e spese non poca fatica per raccogliere la documentazione richiesta per mandare avanti la causa di beatificazione dell’avvocato di Latiano presso la Congregazione per le cause dei santi. Digiuno di discipline archivistiche, commise il grave errore di stralciare qua e là dalle varie serie già organizzate, documenti, lettere, ritagli di giornali, ecc., raccogliendoli in cartelline su cui appuntò il titolo provvisorio da dare ai capitoli del suo lavoro. La morte, sopravvenuta mentre lavorava per la pubblicazione del terzo volume della sua biografia longhiana, non gli permise di rimettere i documenti al proprio posto. In questo modo generò un frazionamento di quell’ordinamento già esistente […] Il materiale inventariato, nel complesso, si presenta in buono stato di conservazione: non presenta tracce di umidità o strappi e la scrittura è leggibile. Nel lavoro di riordinamento ho cercato di attenermi alla saggia osservazione di Jole Mazzoleni, secondo la quale l’archivio, per adempiere ai suoi compiti di conservazione del materiale documentario, “deve presentare un ordinamento essenziale per la razionale collocazione inventariale e per l’illustrazione che, attraverso l’elencazione, la materia archivistica può offrire ai fini specifici degli studi e delle ricerche”. L’archivista, quindi, “per offrire la prima e più elementare, nonché completa, chiave di ricerca che è data dall’inventario, deve avere già innanzi a sé un ordinamento sistematico, che partendo dalla valutazione pratica della consistenza numerica degli atti, della natura e qualità del materiale da indicare, ha già posto in luce la sua organizzazione originaria, scaturita dalla ricerca di quella che doveva preesistere o creata ex novo dall’ordinatore”2. Fu provveduto, pertanto, a schedare i singoli fasci, che successivamente furono raccolti in gruppi di argomento omogeneo. Qualcuna delle serie, in particolare quella concernente la contabilità, rimase invariata: ne fu spostata solo la successione. In tal modo è stato possibile riportare l’archivio alla sua organizzazione originaria, scaturita anche dalla ricerca di quella che doveva preesistere. Tutto ciò, ovviamente, non ha potuto evitare che le varie serie, pur avendo un titolo ben preciso, contengano talvolta carte di argomenti che vanno al di là del titolo stesso; né che copie di uno stesso documento si trovino in serie diverse»3.

Dopo questa presentazione, Illibato passa all’elencazione e alla descrizione delle varie sezioni in cui il materiale documentario è stato ripartito. Di seguito riportiamo sinteticamente l’elenco delle varie sezioni:

  • I. Storia del Santuario
  • II. Contabilità
  • III. Cessione alla Santa Sede
  • IV. Frati Domenicani
  • V. Carte pervenute dalla Congregazione per la causa dei santi
  • VI. Carte private Bartolo Longo e Marianna De Fusco
  • VII. Carte Mons. Giuseppe M. Vincenzi
  • VIII. Movimento Assunzionista
  • IX. Istituto Figli dei Carcerati
  • X. Istituto Figlie dei Carcerati
  • XI. Orfanotrofio femminile
  • XII. Domande d’impiego nelle opere pompeiane
  • XIII. Per la causa di beatificazione di Giovanni Leonardo De Fusco
  • XIV. Testimonianze di grazie
  • XV. Corrispondenza
  • XVI. Scritti vari
  • XVII. Bozze di stampa
  • XVIII. Processo di beatificazione di Bartolo Longo
  • XIX. Periodici
  • XX. La biblioteca di Bartolo Longo (catalogo dei libri annotati).

Attualmente, sul fondamento dalla guida-inventario di Mons. A. Illibato, si sta procedendo alla realizzazione dell’inventario informatizzato su CEI- Ar.

nOTE BIBLIOGRAFICHE

  • 1ASSOCIAZIONE ARCHIVISTICA ECCLESIASTICA, QUADERNI DI “ARCHIVIA ECCLESIAE”, 3, Regolamento degli archivi ecclesiastici italiani. Proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana ai Vescovi diocesani, Città del Vaticano, 1998, 6.

  • 2J. MAZZOLENI, L’inventariazione, compito primario dell’archivista, in «Archivio Ecclesiae», 22-23(1979-1980), 81.

  • 3A. Illibato,  L’archivio Bartolo Longo. Guida-Inventario, M. D’Auria, Napoli 1986, 9-11.

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